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Pride and Prejudice di Robert Z. Leonard

La trasposizione di Pride and Prejudice ha il pregio di presentare, almeno nei protagonisti Elisabeth e Darcy, due personaggi che rispecchiano molto da vicino gli originali. E’ apprezzabile lo sforzo del regista e degli sceneggiatori di tradurre in termini cinematografici le parole e i dialoghi pungenti utilizzati dalla Austen nel suo romanzo più riuscito, poiché gli scambi di battute ironiche del libro trovano buona corrispondenza sia nei dialoghi, sia nelle scelte registiche, sia nell’interpretazione dei due attori che con la loro abilità risolvono con la mimica facciale alcuni passaggi narrativi di non semplice resa cinematografica.
La scelta delle ambientazioni e dei costumi è, invece, dichiaratamente fasulla rispetto al romanzo, spostata in avanti di almeno trent’anni (vi è nel film un accenno alla battaglia di Waterloo che avvenne in realtà due anni dopo la pubblicazione del libro).
Gli arredi rivelano un maturo stile vittoriano, caratterizzato da stanze riempite da pesanti tendaggi per chiudere fuori la luce e da mobili, sedie, poltrone e divani nell’intento di conferire agli ambienti quell’effetto vissuto e accogliente che pareva il più consono per ricevere gli ospiti.
E’ il gusto dello "stipare", dell’abbondare e gonfiare, forse il più tipico risultato dell’eclettismo vittoriano in questo settore, evidente anche negli abiti, in cui le gonne si gonfiano e le vite si abbassano; le scollature, però, restano sempre più castigate di quanto non si veda nel film, in cui a quanto pare la scelta dei costumi è determinata dai capricci della star Greer Garson e dal desiderio di emulare Rossella O’Hara (ricordiamo che Gone with the Wind, Via col vento era uscito un anno prima). Naturalmente, anche questo adattamento coglie del romanzo ciò che più poteva appassionare il pubblico dell’epoca, riducendolo ad una sorta di commedia sentimentale hollywoodiana - godibile per altro - basata su un vivace scambio di battute pungenti fra i due innamorati, di cui le avventure amorose delle altre sorelle Bennet divengono cornice.
Di questo romanzo e del relativo film vogliamo evidenziare un esempio legato alla visione e alla struttura dei landscape garden. Secondo quanto osserva T. Calvano assertrice dell’accostamento fra la tecnica narrativa di Jane Austen ed il processo creativo di Repton nei suoi giardini (sulla base degli studi di J. D. Hunt) esiste nei romanzi della Austen una corrispondenza tra il processo di maturazione dei protagonisti e lo scenario naturale in cui si muovono. Scrive la Calvano
(op. cit., pag. 153): "Elisabeth Bennet, in Orgoglio e pregiudizio, all’inizio privilegia l’impulso immediato, la spontaneità, l’entusiasmo e non è molto disponibile alla mediazione, via via nel corso del romanzo l’eccesso di temperamento si va smussando ed Elisabeth impara a considerare tutto quello che gli è successo come un modo per raggiungere la via di mezzo tra i due estremi dell’arte delle relazioni umane e la naturale dimestichezza con gli esseri umani. Secondo Hunt il percorso di Elisabeth verso la maturità è parallelo all’evoluzione delle idee di Repton sul giardino e sul paesaggio." Ed in nota specifica ulteriormente: "Sia Elisabeth in Pride and Prejudice che le sorelle Elinor e Marianne in Sense and Sensibility percorrono un cammino alla ricerca di un medesimo equilibrio: tra ragione e sentimento, tra l’eccessivo controllo delle emozioni di Elinor e il totale abbandono ad esse di Marianne; lo stesso equilibrio Repton ha cercato nella formula di mediazione dei suoi giardini, che sono ragionevolmente pittoreschi." Il capitolo quarantatreesimo del romanzo Pride and Prejudice evidenzia in maniera chiara l’evoluzione interiore di Elisabeth, collegandola alla visita dei giardini di Pemberly, definiti fra i più belli d’Inghilterra. Ora, tutto il processo di maturazione, nonché la visita ai giardini, vengono chiaramente "dimenticati" dagli sceneggiatori, in quanto di complicata trasposizione cinematografica (o più probabilmente di scarsa resa al botteghino), ma rendiamo onore ad Huxley per avere cercato di mantenere la centralità del giardino collocando uno degli incontri più importanti e vivaci fra i due futuri innamorati durante un Garden Party nei giardini di Netherfield, in cui fra l’altro avviene una stizzosa lezione di tiro con l’arco: un altro degli episodi "rubati", ma con meno impatto, da Douglas McGrath per il suo adattamento di Emma.
Un’altra sottigliezza che rende apprezzabile il lavoro di Huxley è la scelta di inserire in apertura di film una scena in cui Mary, la più intellettuale delle cinque sorelle Bennet, uscendo da una libreria annuncia soddisfatta alla madre di avere acquistato l’Inchiesta sul bello e sul sublime di E. Burke, testo fondamentale per la definizione del concetto di sublime (ma del libro non viene fatto più accenno nel film).

 

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