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Personaggi - SAN BERNARDO di Chiaravalle

 

Chiaravalle della Colomba (particolare)



Bernardo di Chiaravalle, santo. Dottore della chiesa o, come fu detto, l'ultimo dei Padri in ordine di tempo (Fontaines-lès-Dijon 1091-Clairvaux 1153), patrono della Liguria e della città di Avignone. B. naque nel 1090 al castello di Fontaine-Les-Dijon, villagio vicino a Digione. Figlio del cavaliere Tescelin e di sua moglie Aleth, imparentata ai duchi di Borgogna, B. era il terzo di sette figli. Destinato alla carriera ecclesiastica, andò alla scuola dei canonici di Chatillon-sur-Seine, e fu qui che, durante la notte di Natale del 1097, avrebbe contemplato la nascita di Gesù. Terminò i suoi studi a Chatillon nel 1106, all’età di 16 anni. Tra il 1112 e il 1113, a ventidue-ventitre anni, entrò nel monastero benedettino di Cîteaux (Cistercium in latino, da cui cistercensi) fondato nel 1098 da Roberto di Molesmes. Grazie alle sue attività riformatrici, la vita e l'architettura cistercense furono segnate, da quel momento, dalla semplicità e da una severa bellezza. Nel 1115, a 25 anni, lo mandano a fondare un monastero a Clairvaux, campagna disabitata, che diventa la Clara Vallis sua e dei monaci. È riservato, quasi timido. Ma c’è il carattere. Papa e Chiesa sono le sue stelle fisse, ma tanti ecclesiastici gli vanno di traverso. È severo anche coi monaci di Cluny, secondo lui troppo levigati, con chiese troppo adorne, «mentre il povero ha fame». Ai suoi cistercensi chiede meno funzioni, meno letture e tanto lavoro. Scaglia sull’Europa incolta i suoi miti dissodatori, apostoli con la zappa, che mettono all’ordine la terra e l’acqua, e con esse gli animali, cambiando con fatica e preghiera la storia europea. E lui, il capo, è chiamato spesso a missioni di vertice, come quando percorre tutta l’Europa per farvi riconoscere il papa Innocenzo II (Gregorio Papareschi) insidiato dall’antipapa Pietro de’ Pierleoni (Anacleto II). E lo scisma finisce, con l’aiuto del suo prestigio, del suo vigore persuasivo, ma soprattutto della sua umiltà. Questo asceta, però, non sempre riesce ad apprezzare chi esplora altri percorsi di fede. Bernardo attacca duramente la dottrina trinitaria di Gilberto Porretano, vescovo di Poitiers. E fa condannare l’insegnamento di Pietro Abelardo (docente di teologia e logica a Parigi) che preannuncia Tommaso d’Aquino e Bonaventura.
Questo periodo di pace non durò tuttavia a lungo perché nel 1140 gli errori teologici di Abelardo iniziarono ad allarmare le autorità religiose. Fu in questo periodo che scrisse un Trattato contro gli errori di Abelardo, che successivamente denunciò e fece condannare dal Papa. Nel 1145 sale al pontificato il suo discepolo Bernardo dei Paganelli (Eugenio III), e lui gli manda un trattato buono per ogni papa, ma adattato per lui, con l’invito a non illudersi su chi ha intorno: «Puoi mostrarmene uno che abbia salutato la tua elezione senza aver ricevuto denaro o senza la speranza di riceverne? E quanto più si sono professati tuoi servitori, tanto più vogliono spadroneggiare». Eugenio III lo chiama poi a predicare la crociata (la seconda) in difesa del regno cristiano di Gerusalemme. Ma l’impresa fallirà davanti a Damasco. Bernardo arriva in una città e le strade si riempiono di gente. Ma, tornato in monastero, rieccolo obbediente alla regola come tutti: preghiera, digiuno, e tanto lavoro. Abbiamo di lui 331 sermoni, più 534 lettere, più i trattati famosi: su grazia e libero arbitrio, sul battesimo, sui doveri dei vescovi... E gli scritti, affettuosi, su Maria madre di Gesù, che egli chiama mediatrice di grazie (ma non riconosce la dottrina dell’Immacolata Concezione). Le due opere più importanti sono De diligendo Deo (1127) e De consideratione (1148). Momenti amari negli ultimi anni: difficoltà nell’Ordine, la diffusione di eresie e la sofferenza fisica. Muore a 60 anni per tumore allo stomaco. È seppellito nella chiesa del monastero, ma con la Rivoluzione francese i resti andranno dispersi; tranne la testa, ora nella cattedrale di Troyes. Alessandro III lo proclama santo nel 1174. Pio VIII, nel 1830, gli dà il titolo di Dottore della Chiesa.


Il santo dei Templari. B. divenne il santo dei Templari cui indirizzò un programma di vita, l’Elogio della nuova cavalleria, ottenendone il riconoscimento della Chiesa (1128). I Templari avevano costruito nel 1118 un gruppo spontaneo di penitenti, costituito dai nobili ai quali il re di Gerusalemme Baldovino II aveva dato a disposizione un’ala del suo palazzo perché, essendo vicini al tempio di Salomone, assicurassero il servizio divino. L’ordine dei Templari adottava una vita religiosa di povertà, di obbedienza e di castità, ed assicurava protezione ai pellegrini durante il loro soggiorno in Terra Santa. S. Bernardo tracciò un programma spirituale giustificandone in primo luogo la funzione di militari; i cristiani nei possedimenti d’Oriente erano esposti agli attacchi degli infedeli, per cui legittima era la formazione di un corpo di Polizia, che doveva tuttavia usare la forza il meno possibile. I templari, che erano anche cavalieri, servivano inoltre per proteggere i Luoghi Santi. La diffusione in Occidente dei Templari portò loro ricchezze e potere, cosa che scatenò contro di loro persecuzioni e attacchi da parte di Filippo il Bello re di Francia, il quale li accusava di crimini inesistenti, con lo scopo di impossessarsi dei loro beni. Filippo aveva intenzione di eliminare l'ordine e chiese a tal scopo aiuto al suo amico Papa Clemente V, insediato ad Avignone, che sciolse nel 1312 tutto l'ordine dei Templari.